Meditazione di Consapevolezza

Parte prima: un po´ di storia

di Pina Daniele


Da alcuni anni organizzo nel Centro Gestalt brevi corsi e incontri dedicati alla meditazione. Chi si avvicina a questa pratica spesso fa domande a cui e difficile rispondere nel corso di una seduta esperienziale. Da qui l´idea di una breve e facile guida a puntate del mondo della Meditazione.

Partiamo dalla radice etimologica delle parole: ´´meditare´´ deriva dal latino ´´meditatio´´, che significa riflettere ma anche "curare" e "misurare con la mente". 

"Consapevolezza" deriva dal latino "cum sapere" cioè conoscere insieme nel senso di conoscere nella totalità o nell'interezza.

Così possiamo definire la Meditazione di Consapevolezza: " riflettere e portare l´attenzione su tutto ciò che accade in noi e intorno a noi".

Rintracciare le origini della meditazione non è tanto semplice per due motivi: Il primo è che per quanto si risalga indietro nel tempo le informazioni che si è riusciti a trovare risalgono sempre a tempi assai più lontani. Probabilmente la meditazione risale alla preistoria e nasce insieme alle prime forme di religione e di magia. 

La seconda è che l´argomento e tutto ciò che lo circonda era avvolto da un´aurea di segretezza che consentiva di gestire e controllare la diffusione e l´uso di questo e di altri strumenti spirituali. 

Il poco che trapela dagli studi archeologici sulla civiltà egizia, dalla mitologia mesopotamica, dalle notizie sui grandi filosofi dell´antichità come Pitagora, dagli insegnamenti di Socrate e dalle opere di Platone che ci sono pervenute, indica che che il passaggio della conoscenza relativa alle discipline meditative avveniva solo per via orale, come d'altronde accadeva per tutte le pratiche connesse alla religione, all´astronomia, alla matematica, all´arte, alla medicina ed alla magia.

Cercando di riepilogare la stato attuale delle conoscenza molti indizi suggeriscono che già in tempi preistorici le civiltà più antiche utilizzavano, oltre alle offerte sacrificali o di cibo, anche preghiere ripetitive o canti ritmici per placare gli dei.

Si può quindi affermare che la prima forma di meditazione è stata costituita dal tentativo di indirizzare a un fine preciso la forza della mente: per esempio allo scopo di invocare un dio, sconfiggere un nemico, ottenere una cacciagione abbondante, guarire da una malattia, aiutare un defunto nell´aldilà. 

Con il progredire dei sistemi sociali anche le forme culturali spirituali diventavano più complesse, caratterizzandosi con procedure e rituali volti ad aumentare nei celebranti e talvolta anche nei partecipanti il livello di concentrazione mentale. Di pari passo si trasformava il ruolo della meditazione dal compito di concentrare l´energia mentale a quello di visualizzare le cose o gli esseri (primi fra tutti divinità e antenati) che si voleva influenzare. 

Le pratiche meditative nascono in Oriente, come dimostrano le statue, risalenti a 4.000 anni fa, raffiguranti personaggi seduti a gambe incrociate in meditazione ritrovati nella Valle dell´Indo. Dal punto di vista documentale i primi scritti sulla meditazione sono Indù e risalgono al 1500 aC.

Intorno al 500-600 A.C. i Taoisti in Cina e i Buddisti in India hanno cominciato a sviluppare pratiche meditative formalizzate.

Per arrivare a concezioni simili a quelle moderne dobbiamo aspettare il 1 ° secolo A.C. con il Canone Pali, nel quale si fa esplicito riferimento alla meditazione buddista come strumento verso la salvezza. Ma la consacrazione definitiva arriva con il Sutra Vimalakirti (uno dei più importanti e profondi sutra Cinese/Tibetano risalente a 1° secolo D.C.) che, nel periodo in cui si stava diffondendo il Buddismo in Cina, riportava un certo numero di passaggi sulla meditazione, già da allora denominata Zen.

Dall´India e dalla Cina le discipline meditative passarono agli altri paesi orientali attraverso la via della seta. Con l'introduzione delle pratiche Buddiste si diffuse la meditazione in tutta l´Indocina e nella Mongolia; nel 653 venne aperta in Giappone la prima sala di meditazione. 

Nei paesi occidentali la Meditazione arriva grazie al monaco Dogen che, di ritorno dalla Cina intorno al 1227, portò con se le istruzioni per Zazen, la pratica della meditazione seduta.

Va detto che anche in Occidente esistevano già pratiche culturali e religiose riconducibili alla meditazione. Ad esempio i misteri greci erano delle forme alternative di meditazione e di rigenerazione spirituale. Lo stesso si può dire della pratica islamica Dhikr (ottavo sec. D.C.) che consiste nella ripetizione dei 99 Nomi di Dio presenti nel Corano. Dal 12° secolo il Sufismo introduce specifiche tecniche meditative descrivendo pratiche di controllo della respirazione e di ripetizione delle parole sante.

Una delle forme meditative moderne più famose è l´Esicasmo. Attorno all´anno cinquecento questa pratica nasce sul Monte Athos in Grecia e si diffonde fra la Cristianità Orientale. 

Scopo dell´Esicasmo era la ricerca della pace interiore, in unione con Dio e in armonia con il creato.

Gli esicasti praticavano la cosiddetta preghiera di Gesù o preghiera del cuore, che consiste nella ripetizione incessante della stessa formula (potremmo dire dello stesso mantra) seguendo il ritmo del respiro. La descrizione più dettagliata della "preghiera del cuore" è contenuta in uno scritto anonimo del XIV secolo. In questo testo - noto in tutto l´Oriente cristiano semplicemente come Methodos - si raccomanda di rifugiarsi in un luogo solitario e tranquillo e di concentrarsi, senza lasciarsi distrarre da pensieri vani: 

«Posa il tuo mento sul petto, sii attento a te stesso con la tua intelligenza e i tuoi occhi sensibili. Trattieni il respiro il tempo necessario perché la tua intelligenza trovi il luogo del cuore e vi resti integralmente. All´inizio tutto ti sembrerà tenebroso e molto duro, ma col tempo e con l´esercizio quotidiano scoprirai in te una gioia continua».


La meditazione fra i popoli della Cristianità Occidentale è stata l´ultima a nascere e contrasta con la maggior parte degli altri approcci, nel senso che non comporta la ripetizione di qualsiasi frase o azione e non richiede posizioni specifiche. Prevedeva la pratica della lettura della Bibbia tra i monaci benedettini chiamata Lectio Divina, cioè la lettura divina (6° sec. D.C.) 

I suoi quattro passi formali come una "scala" sono stati definiti dal monaco Guigo (XII sec.) con i termini latini: "lectio", "meditatio", "oratio" e "contemplatio" (cioè leggere, meditare, pregare, contemplare). 

Solo di recente la pratica meditativa ha iniziato a svilupparsi in una visione laica grazie all´interesse crescente per tutto ciò che può aiutare e vivere meglio. Si sono diffuse pratiche semplificate attraverso le quali è possibile affinare e potenziare la percezione di se stessi e del mondo che ci circonda aiutandoci in definitiva a migliorare la qualità della nostra vita.

Come .....lo vedremo alla prossima puntata.


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